Test funzionali

Test isocinetico

L’Isocinetica nasce negli Stati Uniti nei primi anni ’70: per pura curiosità coloro che tra i primi che studiarono e approfondirono tale metodica furono il professor Michael Dillingham, Direttore del programma di medicina dello sport della Stanford University e medico sociale della squadra di football americano dei San Francisco 49ers, e il suo terapista di fiducia Rick Eagleston che in quei tempi trattava il braccio di Joe Montana, leggenda di quello sport americano:da allora la tecnica isocinetica ha incontrato un interesse sempre maggiore, divenendo oggi strumento d’uso routinario nella Riabilitazione Ortopedica e Sportiva.

Le apparecchiature isocinetiche sono strumenti che consentono di effettuare esercizi muscolari a velocità Isocinetica costante lungo l’intero arco di movimento. Dopo una fase di accelerazione, una volta raggiunta una data velocità angolare, l’apparecchio isocinetico rende impossibile il superamento di tale velocità poiché la forza muscolare che consentirebbe di aumentare la velocità della leva, viene assorbita dall’apparecchio e restituita come resistenza.

Quindi, poiché la massima forza varia secondo l’angolo articolare, anche la resistenza meccanica incontrata dal muscolo varierà col variare dell’angolo articolare, in modo che alle estremità dell’arco di movimento sia bassa ed aumenti proporzionalmente man mano che aumenta il vantaggio meccanico della leva.

Così facendo il muscolo incontra una resistenza che rimane costante lungo tutto l’arco di movimento, al contrario di quanto avviene nei comuni esercizi dinamici dove la tensione varia al variare della leva. Infatti a causa del meccanismo di controllo la velocità fissata non può essere aumentata dall’arto in movimento; la forza in eccesso che tenderebbe ad accelerare il braccio di leva dell’apparecchio viene assorbita e restituita come aumento di resistenza applicata al segmento corporeo in movimento.

Ne deriva che la resistenza che il paziente deve affrontare è accomodante, quindi costantemente proporzionale alla forza espressa dal paziente stesso. Queste caratteristiche dell’apparecchiatura isocinetica ne fanno uno strumento molto versatile che si presta ad un impiego in valutazione funzionale, in riabilitazione e in allenamento e uno strumento indispensabile nei moderni protocolli in quanto consente di raggiungere, nel modo migliore e in tempi relativamente rapidi gli obiettivi prefissati.

Il test isocinetico serve a mettere in evidenza le caratteristiche e i valori di forza e resistenza del soggetto. Confrontando poi tali valori con quelli dell’arto sano controlaterale ed eseguendo test successivi, si ottiene una lettura immediata del percorso da compiere, degli esercizi più appropriati per un recupero completo e dei progressi ottenuti.

L’apparecchio isocinetico, impiegato come strumento di valutazione della performance muscolare, rappresenta un importante ausilio per determinare oggettivamente le condizioni del paziente e monitorizzarne i miglioramenti durante il trattamento riabilitativo. Il test isocinetico fornisce un’ampia serie di parametri per esplorare la funzionalità muscolare e una serie di curve che meglio consentono di studiare la contrazione muscolare lungo l’intero arco di movimento. Il parametro più rilevante è il picco di momento di forza, cioè la forza massima che il paziente riesce ad esprimere durante l’esercizio.

Da questo dato si può derivare la potenza istantanea moltiplicandolo per la velocità (forza x velocità) ed il lavoro moltiplicandolo per l’arco di movimento (forza x spostamento). In tal modo si possono confrontare i parametri dell’arto leso con quelli dell’arto sano. Con la Macchina Isocinetica è possibile quindi valutare, trattare ed allenare i vari distretti muscolo articolari, e il biofedback visivo, ovvero la verifica immediata del lavoro fisico sul monitor, collegato alla macchina stessa, stimola il soggetto a dare il meglio di sé nelle varie sedute.

Le apparecchiature isocinetiche si possono genericamente dividere in due grandi categorie. Quelle pluriarticolari, che consentono attraverso una serie di differenti attacchi di testare e riabilitare tutti i più importanti distretti mioarticolari e quelle monoarticolari dedicate alle singole articolazioni. Tutte le apparecchiature sono dotate di un controllo computerizzato che consente di analizzare in tempo reale l’entità della contrazione espressa dal paziente.

Tale controllo costituisce oltre che come detto un importante feedback per il paziente e la base per la valutazione funzionale che il clinico dovrà effettuare durante il test isocinetico. Da un’analisi della letteratura disponibile, emerge che nel mondo sono stati scritti innumerevoli articoli scientifici sull’impiego dell’isocinetica. Di questi, la stragrande maggioranza riguarda la riabilitazione ortopedica e la valutazione funzionale; in misura minore sono quelli che si riferiscono alla neurologia e alla medicina legale.

Analizzando con maggior precisione la composizione dei lavori sulla riabilitazione ortopedica risulta che il ginocchio è il distretto più studiato, seguito nell’ordine dalla caviglia e dalla spalla. Pochi lavori sono stati invece effettuati sulle rimanenti sedi anatomiche ed in particolare sui traumi muscolari, sul tronco, sull’anca e sul gomito. Al di là delle controindicazioni generali suggerite dal buon senso in vista dell’impegno cardio-respiratorio dovuto all’esercizio isocinetico, questo non deve essere proposto nelle fasi acute dei traumi dove il quadro clinico è determinato da calore e infiammazione, nelle fratture non consolidate e nelle fasi precoci di ricostruzione legamentosa. Deve inoltre essere utilizzato solo quando non provoca dolore durante l’esecuzione.

L’esperienza del riabilitatore consentirà di saper regolare i parametri operativi per far sì che il paziente possa lavorare senza andare incontro al dolore. La complicanza più grave e frequente è l’insorgenza di tendiniti. La prevenzione delle tendiniti si opera con il riscaldamento e lo stretching preseduta, con crioterapia sull’articolazione alla fine della seduta ma soprattutto con un impiego progressivo della metodica, in modo da evitare sollecitazioni eccessive nelle prime sedute. Inoltre un adeguato trattamento di massoterapia di scarico è sempre consigliabile quando vengano impiegati notevoli carichi di lavoro.

L’esercizio isocinetico può essere senza dubbio un ottimo strumento nell’arsenale terapeutico di chi si occupa di riabilitazione, ma proprio in virtù delle sue grandi potenzialità deve essere utilizzato con cognizione di causa e conoscenza delle sue caratteristiche e dei limiti intrinseci della metodica, che nessuna sofisticazione e complessità delle apparecchiature possono superare.

La riabilitazione isocinetica rappresenta ormai una consolidata realtà per il recupero funzionale ottimale degli sportivi e più in generale per i pazienti affetti non solo da patologie traumatiche ma anche degenerative.

Istituto medicina dello sport Firenze

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