Test funzionali

Età biologica ed età anagrafica

L’età anagrafica è quella che corrisponde al nostro giorno di nascita e che viene indicata dalla carta d’identità. Per età biologica si intende l’età che si può attribuire a un individuo sulla base delle sue condizioni morfologiche e funzionali (per esempio qualità dei tessuti, degli organi e degli apparati) valutate rispetto a valori standard di riferimento.

Pur essendo correlata e in parte determinata dall’età anagrafica, l’età biologica è influenzata da numerosi altri fattori, incluse determinazioni genetiche e influenze comportamentali (per esempio stile di vita e alimentazione) e ambientali (per esempio clima e inquinamento).

L’età biologica è quindi correlata all’età anagrafica, ma è influenzata da numerosi altri fattori quali la genetica. Peraltro sappiamo da tempo che età biologica e età anagrafica raramente coincidono.  Un semplice esempio può essere utile a capire la differenza fra le due.

Ipotizziamo due auto uguali vendute nello stesso giorno a due individui diversi, la prima a uno attento alla guida e alle raccomandazioni della casa costruttrice, la seconda viceversa ad un altro spericolato e trascurato nella manutenzione. Se esaminiamo le due auto dopo 10 anni e con gli stessi km percorsi, vedremo che la prima sarà ancora in perfetta efficienza, la seconda invece sarà ben più logora e forse da rottamare.

Se sostituiamo le automobili con due “macchine umane”, ipotizzando due gemelli omozigoti identici in tutto, dei quali uno ha uno stile di vita sano e attivo, e l’altro invece ha una alimentazione scorretta e disordinata ed è sedentario e semmai fuma, andando a verificare a 50 anni le loro condizioni, il primo sarà in buone condizioni di salute e di efficienza, il secondo sarà sovrappeso con problematiche osteoarticolari, possibili danni cardiaci, un probabile diabete di tipo 2 e un futuro a rischio.

Negli ultimi anni la scienza più avanzata (in particolare l’epigenetica) sta studiando le differenze tra età biologica – che caratterizza le reali condizioni del nostro organismo – ed età anagrafica.

Riuscire infatti a determinare con precisione l’età biologica consente anche di valutare con maggiore accuratezza la condizione del soggetto in quel momento e quindi di intervenire con gli strumenti più adeguati nel caso questa fosse “peggiore” di quella anagrafica e in buona sostanza perfezionare gli interventi atti a prevenire patologie anche gravi e decadimenti precoci dell’organismo.

Allo stato attuale delle conoscenze la determinazione esatta dell’età biologica si attua con complesse analisi -anche genetiche -, analizzando in particolare porzioni di cromosomi (i telomeri).

Nello specifico tra l’altro si misura la lunghezza dei telomeri perché si è visto che la loro diminuzione è un indice di invecchiamento e un potenziale segno negativo per l’organismo, potendo essere il primo avviso di insorgenza di importanti patologie (ad esempio si è visto che i telomeri sono implicati anche nell’Alzheimer) e che l’attività fisica è in grado di aumentarne la lunghezza ritardando il processo di invecchiamento e proteggendo quindi l’organismo.

Poiché però queste metodiche attualmente non sono alla portata di tutti, lo sforzo di altri ricercatori è quello di trovare dei metodi più semplici, ancorché indiretti, che possano dare indicazioni ragionevolmente precise e essere diffusi a costi contenuti.

La medicina dello sport sta dando il suo contributo a questa ricerca. Infatti anni di valutazione e di analisi di numerosissimi atleti (in Italia e nel mondo) ha permesso di identificare nel massimo consumo di ossigeno (VO2 max) un parametro semplice per la valutazione dell’età biologica e dello stato di salute dell’individuo.

Di conseguenza il VO2max è espressione della funzionalità globale e integrata del complesso cuore-muscolo-polmone: ovvero l’espressione della condizione fisica, in ogni sua accezione (dunque dall’atleta evoluto al soggetto affetto da patologie), dell’individuo negli anni.

Il VO2max è la base per la corretta prescrizione di esercizio fisico in base alle caratteristiche e allo stato di salute dell’individuo, per poter abbassare l’età biologica.

Il grande numero di esami svolti in tutto il mondo ha consentito di stabilire anche dei valori medi di riferimento collegati all’età. Ovvero è possibile riferire il risultato ottenuto con il test ad una tabella collegata all’età anagrafica. Ad esempio, se il VO2max di un cinquantenne rientra nei valori medi dei soggetti di sessanta anni, la sua età biologica (approssimata) sarà di 60 anni, ma comunque reversibile con l’esercizio fisico. Al contrario se è pari a quello di un 40enne, significa che ha un corretto stile di vita, con esercizio fisico e minore probabilità di contrarre future malattie.

La ricerca si è quindi concentrata sull’interpretazione del valore del VO2max in funzione della differenza (delta) tra età anagrafica e biologica, pere conferirgli maggiore specificità.

Ne consegue pertanto che la determinazione del VO2max è un indicatore importante dello stato di salute. Il suo valore poi aumenta essendo una metodica semplice e alla portata di tutti: un esercizio di circa 10 minuti con misurazione dell’Ossigeno consumato e dell’anidride carbonica prodotta tramite un sistema a circuito chiuso (con l’utilizzo di una maschera), oltre alla contemporanea misurazione della frequenza cardiaca, consentono di avere un valore misurato (esclusivo per quel soggetto) che può esser comparato a quelli medi ottenuti attraverso migliaia di individui a diverso livello di condizione fisica.

In conclusione conoscere la propria età biologica è utile per monitorare il proprio stile di vita e modificarlo se necessario per ritardare i processi di invecchiamento e prevenire le più comuni patologie a questo legate.

Credits by Maurizio Casasco
Federazione Medico Sportiva Italiana

Istituto medicina dello sport Firenze

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